Non ha esitazioni. Nessun dubbio. Quando le chiediamo un giudizio sull’evento Dolce&Gabbana che ha trasformato Napoli per quattro giorni in un salotto internazionale della moda, risponde di getto: “Portare l’Alta moda fuori dai soliti palazzi, per strada, tra i vicoli e la gente comune è una mossa geniale di comunicazione. Solo loro potevano arrivare a tanto. Sono avanguardia pura”.

Così Anna dello Russo, una delle donne più influenti del fashion system internazionale (già redattrice moda per 18 anni di Vogue Italia, poi direttrice per L’Uomo Vogue ed ora consulente creativa per Vogue Giappone), famosa per il suo stile particolare, durante l’intervista che ha concesso a Sfilate.it sulla terrazza dell’hotel San Francesco al Monte dove ha soggiornato durante l’evento D&G. Vestita di pizzo nero e trasparenze, tutto griffato Dolce&Gabbana, con grande disponibilità risponde alle nostre domande.

Anna, non è la prima volta che si trova a Napoli, però è la prima volta con Dolce&Gabbana in città, il suo parere riguardo questa avventura fashion metropolitana.

Ho trovato che il connubio Dolce&Gabbana-Napoli e soprattutto l’alta moda italiana della maison a Napoli sia una mossa geniale di comunicazione moderna, il loro percorso nell’alta moda è stato veramente di grande ispirazione e di grande emancipazione, perché l’alta moda che è una cosa aulica, molto elitaria destinata a pochi, ma grazie a loro è diventata itinerante, sono riusciti a portarla in destinazioni diverse e ad uscire anche dagli schemi dei calendari come erano prima Parigi-Roma, è stata una cosa molto anticipatoria, sono stati i primi renderla così, itinerante appunto, i primi da quando almeno esiste l’alta moda e da quando io sono nella moda. Sono almeno tre anni che fanno l’alta moda, che ci hanno abituato ad assistere a degli spettacoli unici che nessun libro, nessun video può ripetere, ovvero dalla prima sfilata di Taormina all’ultima fatta alla Scala di Milano, sono sempre stati degli scenari talmente emozionanti dove i vestiti che sono tutti fatti a mano, già dei capolavori di per sè, portati in questi spettacolari scenari hanno creato uan sorta di racconto di alta moda unica, incredibile, che ha conferito modernità e sono cosi arrivati a tanta altra gente, in un felice paradosso.

A Napoli sono stati tre giorni di sfilate ed eventi, e un quarto, conclusivo, con una festa indimenticabile.

Vero, è stato un incalzare, prima durava due giorni, poi si è aggiunta anche l’alta sartoria, poi l’alta gioielleria, quindi sono diventati tre gli spettacoli, ora sono effettivamente tre giorni pieni, è stato un crescendo. Però la cosa interessante è stato il percorso, la capacità di abituare i loro clienti a creare uno stile di vita intorno all’alta moda, a farne veramente un evento unico dove ci sono feste e balli, uno stile stupendamente ‘dolcevita’.

Quando le hanno comunicato che avevano scelto questa sede cosa ha pensato?

E’ da tre anni a questa parte che Stefano e Domenico ci hanno abituato ad una vera e propria transumanza modaiola, un cammino itinerante e quando ho saputo che era stata selezionata Napoli,ho detto: questo è scacco matto al re! E’ bellissimo! Già lo era nei magnifici scenari precedenti assolutamente unici, si pensi a Taormina, La Scala, Capri, Portofino, ma Napoli è unire l’aulico con il popolare, è portare l’alta moda nella strada, a contatto con le botteghe degli artigiani napoletani, a contatto della gente che esulta al passaggio di Sophia Loren, tutto ciò ha creato una bomba di contraddizioni così attuale che ha spianato per me il futuro per il mondo della moda. La moda è trasversale, non siamo più reclusi nelle etichette e così come abbiamo permesso a tutta l’Asia di arrivare qui, grazie anche all’avvento del web, lo spettacolo è diventato internazionale ma allo stesso tempo nazional-popolare, una contraddizione in termini, i ‘miei’ giapponesi erano esterrefatti.

C’è stata molto stampa straniera, ci racconti della loro reazione, che cosa dicono.

I giapponesi con cui i lavoro, sono assolutamente affascinati da questo caos che diventa ordine, il caos napoletano, questo caos per la strada, il traffico, la gente, un caos che nello stesso tempo crea un ordine così perfetto, uguale al vestito aulico dell’alta moda che nello stesso tempo è un ossimoro di termini, siamo arrivati qui ed a questo punto il cerchio si è chiuso, per me con questo loro, ribadisco, hanno fatto scacco matto al re.

Che ne pensa dello show di San Gregorio Armeno?

Portare i vestiti fatti interamente a mano a Spaccanapoli, che è notoriamente un quartiere del popolo, dove fanno ancora le statuette a mano, dove la gente parla con lo stretto accento napoletano è bellissimo, perché significa proprio portare il re per la strada dove tutti lo possono toccare e osannare; era pieno di giovani così entusiasti!

Questi invitati esclusivi che D&g ha portato a Napoli che età hanno?

La media è molto giovane, è la nuova aristocrazia, il nuovo jet set internazionale, chiaramente ci sono gli storici ma ci sono soprattutto le nuove generazioni che hanno origini molto diverse tra di loro sia territoriali che di estrazione ma rappresentano proprio il nuovo jet set internazionale. E’ bello poi incontrarsi, rivedersi in queste circostanze.

Una sua preferenza, l’abito, o più di uno che l’ha più colpita?

Mammamia! Per me uno era chiaramente il ‘San Gennaro’, ho anche adorato il look con i jeans, portare i jeans in alta moda con le magliette con scritto Maradona, o Viva Napoli, anche quella è stata una mossa geniale, perché il discorso è rivolto ai giovani, tutto questo è come un ponte per le nuove generazioni, un’operazione di marketing; ma anche quei look di jeans un po’ anni Ottanta si sono dimostrati veramente avanti, un mix esplosivo, dove vi era rinchiuso tutto il loro immaginario collettivo, a partire dalla loro icona che è Sophia Loren con tutti gli omaggi a lei, ma c’erano anche tutte le cose che sono sempre state quel mix di kitsch di chic che appartiene a loro.Insomma, Maradona in alta moda, o la gonna con le corna, quello spirito di ironia ma allo stesso tempo di non giudicare, quello che è bello è bello, il bello è sia la gonna con tutta Napoli con i suoi balconi, con tutta la biancheria, il bello sta nel balcone di Napoli come nel Vesuvio come nel vestito più bello d’oro ricamato dalle maestranze italiane.

Sono tutti pezzi unici che poi verranno venduti?

Ma certo, loro vendono tantissimo, ogni singolo pezzo è in vendita, sono pezzi unici, si comprano e finiscono con un battito di ciglio.Stanno avendo un incremento dell’alta moda incredibile, a partire dalle occasioni speciali come possono esserlo i matrimoni, hanno una richiesta di abiti che non riescono neanche a portare a termine perchè chiaramente la manodopera è quella, mi sembra che abbiano 40 sarte per l’uomo e 40 per la donna. Insomma, 80 persone che lavorano su capi unici, non è tanto, bisogna vedere quante richieste riescono a ricoprire.

Ci sarà qualcuno che indosserà il ‘Maradona’ e ci chiediamo quanto un giapponese, un cinese o un americano possa capire, perché è un’icona che noi napoletani capiamo, ma gli altri?

Certo, secondo me certe cose sono un linguaggio internazionale, io lavoro con i giapponesi ma non parlo la loro lingua eppure sono da ben dieci anni con loro. Mi chiedono sempre: “come mai lavori con gente del Giappone, cosa hai in comune”; una volta spinta dalla curiosità glielo chiesi e loro mi risposero: “ti abbiamo scelta per il carattere”. Ci sono delle cose che non hanno bisogno di voci, parole, ci sono delle empatie che sono talmente sottili, ecco, nella moda esiste questa magia, da vari capi del mondo ci si riesce a capire, senza neanche parlare la stessa lingua, quindi credo che non ci sia nessun problema per giapponesi o cinesi che siano a capire un linguaggio così, un linguaggio di celebrazione del bello in tutte le sue sfaccettature, ma soprattutto un linguaggio che decanta la bellezza di Napoli.

Come ha trovato Napoli?

Ha sempre quel caos ordinato. Io sono del Sud, più a sud di Napoli, vengo da Bari, quindi per me il Sud è casa mia, è passato tanto tempo, c’era un periodo in cui venivo a fare molti servizi, venivo spesso a farmi weekend, anche a Capri, ma ci vorrei tornare spesso qui, ecco perché per per me questa manovra di D&G è facilissima da capire, è il linguaggio della mia terra. E poi vado matta per la pizza…

Ci dica cinque cose o più che per lei Napoli rappresenta.

La pizza di Sorbillo; la parlata napoletana, ho incontrato un uomo che diceva: “ah oggi le donne si sono tutte intoilettate, stanno tutte belle perché sta dolce e gabbana si sono tutte tirate a lucido come la pasta”, io starei a sentirli tutta la giornata; ricordiamoci che da qui viene la commedia dell’ arte, arrivano personaggi comici come Massimo Troisi che per noi è stato veramente un maestro di sottile ironia; mi piace l’attitudine; il loro modo di fare. Amo la musica napoletana, la canzone napoletana, Pulcinella, i corni, le pizze, il mandolino, non sono cose cliché, ma ad avercene di cliché cosi, io capisco perché sono cose che nel mondo si riconoscono, sono uniche.

Un’ultima domanda, pensa che con questa strategia Dolce&Gabbana abbia messo la maison davanti alle altre big della moda?

Assolutamente sì, sono gli unici ad avere una visione nuova, completamente unico D&G è quello che si definisce avant-garde, con questa abilissima mossa di marketing, un messaggio empatico, che arriva a tutti forte e chiaro.

Lucia Marino

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